Fiera dei Morti 2010 dal 1 al 6 novembre

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Storia della Fiera

L’istituzione della “Fiera dei morti” di Perugia coincide con l’età comunale, in epoca medievale. Si hanno testimonianze scritte della Fiera sin dal 1260 e da queste testimonianze risulta che era già definita allora come “consuetudinaria”. Il suo nome era “Fiera di Ognissanti”, così denominata poiché la Fiera era collocata in calendario nel periodo di tale ricorrenza religiosa.La Fiera a Piazza Grande davanti al Palazzo dei Priori

La Fiera di Perugia si inseriva in un ricco calendario di attività fieristiche e mercantili presenti allora in Umbria in età medievale e rinascimentale. Era notevole il rilievo della Fiera a livello regionale, essendo Perugia collocata nella via che da Firenze  portava a Foligno e Ancona e tenuto conto della grande importanza commerciale della vicina via Flaminia.

Le fiere dell’epoca possedevano la funzione prevalente di scambio dei prodotti agricoli e del bestiame. Non a caso avvenivano nel periodo estivo e autunnale, sia per l’ampia disponibilità dei prodotti agricoli raccolti durante l’anno che per consentire alla popolazione locale il “rifornimento” prima delle difficoltà invernali.

Le fiere godevano di esenzioni particolari come la franchigia sulla merce venduta, cioè la dispensa da qualsiasi dazio o imposta, e la pace di fiera, ossia la libertà di commerciare per chiunque, anche per coloro che avevano problemi con la giustizia per cause civili. Erano quindi una grande opportunità, che il potere politico adoperava per incrementare le attività commerciali della città al fine di favorire lo sviluppo del mercato locale.

Fiera significava anche grande evento per la città che la ospitava, data anche la durata notevole di tali avvenimenti (mensile, quindicinale) che determinava un grande afflusso di persone che vi soggiornavano. C’era poi l’aspetto collegato alla natura degli scambi: i mercanti provenienti dalle regioni vicine portavano con sé sovente merci nuove o irreperibili sul mercato locale, tecniche di vendita sconosciute, allargando i confini culturali, oltreché economici, della società urbana che organizzava la fiera.

La fiera perugina di Ognissanti, sin dal sec. XIII, era frequentata da fiorentini, senesi, cortonesi, fabrianesi: in particolare, molto fertile era il rapporto con la Toscana lungo la direttrice Perugia-Firenze, di cui si ha notizia per l’invio di specifici inviti formalmente inviati dal comune di Perugia agli altri comuni toscani.

Nel periodo della Fiera di Ognissanti di Perugia si tenevano dei giochi di antica tradizione come la caccia al toro, la corsa dell’anello e la corsa del palio o della quintana. Le testimonianze sui giochi sono presenti soprattutto fino al XVI secolo, mentre col passare del tempo tali tradizioni si sono fatte più rare fino a scomparire del tutto. Documentazioni più recenti (XIX secolo) indicano la presenza di tombole in piazza e di attività circensi. Negli ultimi decenni, si è sostituito ai giochi tradizionali la presenza del luna park, i cosiddetti “baracconi”, che sono presenti in modo esteso e significativo nell’area fiera.
La Fiera a Piazza del Sopramuro (Piazza Matteotti)

Solo a partire dal ‘600 la Fiera di Ognissanti verrà denominata “dei defunti”, mentre nell’800 prenderà il nome attuale di “Fiera dei morti”. Il significato di questa scelta sembra voler esprimere il desiderio di rendere compatibile il ricordo e il rituale ricongiungimento con gli antenati con l’esigenza di attenuare il sentimento di tristezza comunque presente nella memoria dell’assenza. Il rituale collettivo della festa prevede addirittura l’usanza di mangiare dolci denominati “stinchetti”, “ossa dei morti”, “fave dei morti”, quasi alla ricerca di una “comunione” laica e festosa con i defunti.

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al medioevo fino ai primi decenni del XIX secolo era il rione di Porta San Pietro (Borgo XX Giugno) che ospitava la Fiera. Successivamente, la compravendita del bestiame è stata spostata in Piazza D’Armi (attuale Piazza Partigiani) e poi al Campo Boario di Borghetto di Prepo, mentre le restanti attività commerciali erano state spostate nella Piazza Grande centrale e nelle zone adiacenti. Nel dopoguerra, nuovi spostamenti della collocazione della Fiera prevalentemente nell’area centrale della città, fino all’attuale collocazione – a partire dal 1975 – nella zona di Pian di Massiano.

Oggi, la Fiera dei morti rappresenta una tradizione molto sentita dalla La Fiera a Borgo XX Giugnopopolazione: è difficile che un perugino non faccia almeno una visita alla Fiera e non acquisti qualcosa. La Fiera rappresenta quindi un rituale simbolico di appartenenza alla comunità, che si ripete regolarmente ogni anno, e che sembra segnare nell’immaginario collettivo i cicli della vita, di cui il ciclo stagionale - il passaggio dalla bella stagione a quella invernale – è da sempre fattore di identità con la propria terra e le sue consuetudini.

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a funzione simbolica e di aggregazione cittadina sopravanza così quella economica, dando un senso compiuto ad una attività commerciale che, sul piano economico, non potrebbe certamente competere con i centri commerciali o la grande distribuzione.
Il progressivo incremento di qualità dell’offerta commerciale, sempre più orientata a proporre prodotti tipici, rari e di provenienza locale, promuove l’attuale Fiera dei morti anche presso le città vicine, da cui si registra un buon afflusso. In tal senso, tale evento comincia ad acquisire anche una sua rilevanza turistica entrando a far parte del calendario delle grandi e tradizionali manifestazioni della città di interesse turistico.

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